La musica di Marco Molteni


Può esistere una musica del "distacco" o della "divisione"? Solitamente la percezione aurale che riporta a questo concetto si manifesta dietro suoni improvvisi, forti, che impongono una rottura. Il distacco o la divisione può essere l'effetto di vari eventi, anche lugubri, ma esiste anche un'area di sensazioni immediatamente successiva alla rottura che, assieme alla confusione dell'accadimento, riesce a generare una riflessione sullo stato accidentale con cui la natura umana ha a che fare. 
Per Marco Molteni, compositore di Mariano Comense, classe 1962, con una formazione completa attuata nei posti importanti della musica, sembra essere importante tutto ciò che si forma attorno ad una separazione, un taglio, un modo per arrivare a quanto rimasto delle sofferenze della storia: si tratta di alcuni personaggi della mitologia greca, degli uomini politici e dei letterati della plebea romana, degli antichi uomini delle civiltà dell'Età del bronzo o di quelli degli ordini religiosi. C'è un filo conduttore nella sua musica, che tende ad una illustrazione particolare dell'evento dal punto di vista degli effetti; non è musica antica e non è nemmeno musica estensiva, è ricerca di riferimenti giusti per rivestire di un'anima comprensiva qualcosa che appartiene al mito, alle conseguenze di una separazione forzata e all'adeguamento dello spirito. 
Ho raggiunto il compositore Molteni per avere chiarimenti su alcuni gruppi/cicli di composizione che compongono il suo linguaggio: voglio precisare che la musica di Molteni non è musica che naviga nella sofferenza o nei dolori della fisica separazione, ma evoca un embargo in cui la riflessione non può mancare; essendo i suoi prodotti discografici di difficile reperibilità, ci possiamo affidare a quanto l'autore ha caricato sul suo sito e sulla rete internet tramite soundcloud o vimeo, scoprendo come ci sono dei compartimenti ben delineati nella sua musica:
1) una parte pianistica in solo, dove Molteni ha avuto l'onore di avere esecuzioni rilasciate da pianisti come Alfonso Alberti, Emanuele Arciuli, Andrea Rebaudengo o Roberto Plano; in essa si distingue Come Frisso perse Elle la viva luce, in cui si apprezza lo stato sospensivo che guarda da molto lontano le parche distribuzioni sulla tastiera di Satie o Debussy, attivando un collegamento beato alla vicenda mitologica che ha dato origine all'Ellesponto; e poi anche il ciclo dei Fogli, pezzi di pianoforte uniti da una logica improvvisativa: ".....per quanto riguarda il ciclo dei Fogli, iniziato nel 1999, essi nascono da un approccio improvvisativo. Ho sempre amato improvvisare al pianoforte fin da quando ero molto giovane e ad un certo momento del mio percorso ho deciso di registrarmi e successivamente di scrivere rielaborando quanto avevo improvvisato. In origine pensavo di inserire in questa serie solo brani brevi, ma poi ho cambiato idea (Folio Nove, per esempio, è un brano piuttosto lungo che verrà, tralatro, registrato dal pianista Emanuele Arciuli prima della fine di quest'anno)...." (Molteni, in conversazione con me); questo slancio improvvisativo è spinto ai suoi estremi in Impropianoprep, uno dei pochi casi in cui Molteni usa preparazioni (non fa parte del ciclo di Folio);
2) una parte dedita all'elettronica, frutto degli studi pregressi al Conservatorio di Milano e all'Ircam, in cui si erge il ciclo elettroacustico di ePWsM, brani di elettronica di corta e media durata che si guardano intorno, utilizzano la tecnica del Patch Work e in alcuni casi si corredano di video particolarmente ispirati: " ...sono materiali sonori registrati ex novo o "scampoli" di miei precedenti lavori (acustici o elettronici) che vengono montati con estrema cura del dettaglio (un frammento utilizzato può durare anche un solo secondo). In una seconda fase, due o più brani della serie ePWsM possono essere ulteriormente elaborati e rimontati per dar vita ad un nuovo brano. Gli ultimi brani elettronici della serie sono miniature di durata brevissima che attingono volutamente al panorama sonoro della musica techno...." (Molteni, sempre in conversazione con me). La serie ePWsM parte da Mohenjo-daro, ottimo modo di riflettere sulla città Sindh e sul condizionamento dei popoli vissuti in quel sito archeologico e arriva a Visione sintetica con trama semicolorata, turbine accattivante di montaggi dinamici. Il top si trova nell'incontro musicale e video di Effimere Emergenze, in cui la musica elettronica di Molteni si trova a gestire un video di Lisa Nava, video montato sulle stesse frequenze emotive e soprattutto ossessionato dalla forma circolare che invade le prospettive. 
3) una parte più austera dedita alla coralità e alla cameralità, che non disdegna interventi moderni sugli strumenti in solo (in quest'ottica In una rada scia è, per esempio, un ottimo pezzo per chitarra acustica che si snoda benissimo nell'esecuzione di Andrea Dieci).
Riscoprire subito.


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