I Guerrieri della Nota (Franz Di Cioccio Band) - Live Milano, Anfiteatro Monte Stella, 2 settembre 1988

 Prima di iniziare a scrivere le note di accompagnamento al qui presente post, vorrei sottolineare una cosa: ho sempre tenuto gelosamente nascosto questo concerto, ben sapendo che si tratti di un evento unico, del quale sono certo di essere oggi l’unico ad averne copia. Ora, 30 anni dopo, col cuore gonfio di commozione e le lacrime trattenute a stento Ve ne faccio dono, cari amici della StratoSfera, e dopo capirete il motivo di questo mio stato d’animo. Grazie fin d’ora per l’attenzione.



I Guerrieri Della Nota (Franz Di Cioccio Band) : tra bel rock e cabaret
Concerto a Milano - Anfiteatro Monte Stella, 2 Settembre 1988

Innanzitutto direi di contestualizzare il periodo: nel 1987 la P.F.M. , o almeno quanto ne rimaneva, pubblicava quello che a parer mio rimane il loro album meno riuscito, quel Miss Baker che sarebbe stato foriero di un lungo silenzio di ben 10 anni. L’anno successivo un improvvisato ensemble di musicisti, giornalisti, comici si presenta a Sanremo col nome de i Figli di Bubba, gruppo che avrebbe in seguito prodotto l’album Essi.

Nell’Agosto del 1988 mi trovavo in vacanza a Marsala in Sicilia e, per una di quelle feste patronali tipiche di quel periodo, vidi in cartellone questa Franz Di Cioccio Band, ovviamente incuriosito andai a vedere il concerto in questione, e trovai un qualcosa che mai mi sarei aspettato con quel nome in quella località così lontana: Franz Di Cioccio (per l’occasione con gambaletto di gesso e seguente ironia sul fatto che persino Garibaldi fosse stato ferito a Marsala) e Walter Calloni reduci insieme dalle ultime formazioni PFM, in compagnia di validissimi turnisti, alcuni più noti, altri meno, che interpretavano sia brani della stessa PFM in chiave completamente rinnovata, sia cover di artisti stranieri che avevano fatto la storia del rock, unitamente a siparietti cabarettistici che, proprio per la leggerezza della proposta ed il carattere estivo, facevano sorridere, quasi fossero degli intermezzi tra i veri pezzi.

Tornato a Milano, durante il Festival de l’Unità cittadino, che come di solito in quegli anni si svolgeva al Monte Stella (la nostra Montagnetta di San Siro), vedo in programma il concerto di un gruppo chiamato I Guerrieri della Nota, con gli stessi manifesti da me già visti in Trinacria, ma col nome appunto modificato. Immediatamente chiamo il mio amico fraterno Giampaolo Baiguerra, amante anche lui della buona musica e possessore di un bel registratore stereo, a quei tempi una vera e propria sciccheria, al quale racconto della mia esperienza di un mese prima, assicurandolo che non se ne sarebbe pentito, e così andiamo.


 Il gruppo, come in Sicilia, era formato da :

Franz Di Cioccio
Batteriologicamente puro : Walter Calloni
Bassi da gigante : Sefano Cerri
C’è chi tarra e c’è chi no : Michele Ascolese
The italian sax symbol : Amedeo Bianchi
O la tromba o la vita : Demo Morselli
La vera tastiera napoletana : Vittorio Cosma

Amedeo Bianchi e Demo Morselli (si proprio lui, il futuro coprotagonista del Maurizio
Costanzo Show parodiato da Fabio De Luigi in Mai dire goal) avevano formato una buona
session di fiati presenti in molti album di Antonello Venditti, ma presenti soprattutto sia
nell’album della PFM di cui dicevamo prima assieme a Vittorio Cosma e senza quest’ultimo
nel long playing de i Figli di Bubba. Walter Calloni non necessita di presentazioni così come
il compianto Stefano Cerri (grandioso il suo apporto nei Crisalide). L’unico a me un pò
oscuro, ma sicuramente per mia ignoranza, era il chitarrista Michele Ascolese, buon session
man con all’attivo in seguito un paio di lavori da solista.

Il concerto cd si apre con un brano strumentale, durante il quale Franz sale sul palco e, alla
fine, spiega chi siano i musicisti che compongono il gruppo e le finalità dello stesso. Si lascia andare alla previsione che quanto prima questo gruppo avrebbe registrato un album. Qualche anno fa mi trovai con lo stesso Franz e Lucio “Violino” Fabbri, e allora gli chiesi per quale motivo il progetto non fosse andato in porto. Mi spiegò che alcuni nomi famosi della canzone italiana (ricordo De Gregori e la Vanoni) gli “rubarono” i più bravi musicisti, e rimasti in 3 non avrebbero potuto fare molto.

Il concerto come da me già visto a Marsala, avrebbe presentato rivisitazioni della PFM e
cover di brani stranieri, e così il secondo brano è Prima che venga la sera da Miss Baker.
Piacevole Quartiere Otto in chiave quasi lounge, dove quel che sorprese fu invece
dell’assolo di basso di “Vai Zivas”, l’assolo di tromba annunciato da: “Vai Demo”, con un
risultato tanto inaspettato quanto apprezzabile.


Due brani da Essi (i Figli di Bubba) : Diventando matto e Bubba forever, con When it all
comes down di B.B.King in soluzione di continuità, con in quest’ultimo un Michele Ascolese
ed uno Stefano Cerri in stato di grazia. Durante la proposizione dei primi due inizia il primo
siparietto cabarettistico tra Franz e Vittorio Cosma (coadiuvati da una intro di Stefano
Cerri), che avrà ben maggiore seguito più avanti.

Segue una Suonare suonare quasi caraibica con Amedeo Bianchi e Vittorio Cosma sugli
scudi, ed una versione ironica anglo italiana di Fez degli Steely Dan, Drive my car dei Beatles e soprattutto Sé-Lè-Brèscion (Celebration) come nell’album Performance di qualche anno prima, anche qui con un siparietto dove Vittorio Cosma finge di non ricordare gli accordi, confondendola addirittura con Impressioni di Settembre. Il brano parte quasi in chiave gospel del profondo Sud, ma chiude con un riff di chitarra da pelle d’oca che fa saltare in piedi tutti noi che eravamo seduti nell’Anfiteatro. E qui si chiude il primo cd. Il secondo cd ha inizio con Il Banchetto e Dolce Maria incastonati l’uno con l’altro ed unottimo Amedeo Bianchi al flauto, a seguire in continuità una Impressioni di Settembre con un ottimo virtuosismo iniziale di Michele Ascolese per proseguire in una marcetta assolutamente imprevedibile per gli standard di questo marchio di fabbrica.

Con Si può fare termina il concerto “ufficiale”, all’interno della quale si sviluppa Everybody
needs somebody to love, originariamente di Salomon Burke, ma qui nella versione Blues
Brothers dove Franz e Demo con cappello e occhiali neri ballano e cantano come i Fratelli
Blues del film di John Landis. Partono i bis, presentazione della band con le denominazioni da me già citateprecedentemente, seguita da una versione di Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival resa in chiave di raggae bianco, a parer mio l’unico punto molto, ma molto debole. Maestro della Voce col solito omaggio all’amico scomparso Demetrio, qui il concerto sembra finire ma richiamati a gran voce si concedono con un ultimo brano dei Rolling Stones: Jumpin’ Jack Flash, apotesi dopo circa 3’30”, quando Eugenio Finardi, presente in prima fila (probabilmente avrete sentito più volte il pubblico acclamarlo : “Eugenio Eugenio” durante il concerto) sale sul palco e interpreta l’ultima strofa. Un piccolo aneddoto, ricordo che durante il riff musicale Franz chiese qualcosa all’orecchio di Eugenio, che girandosi lo fulminò con un’occhiata tipo: ”Ma stai scherzando?”. Io credo (opinione assolutamente personale) che Franz gli abbia chiesto se conoscesse il testo, e il rocker bergamasco di nascita ma figlio di una cantante americana gli abbia voluto far capire che domanda assurda gli stesse facendo.

Insomma ecco un concerto del quale credo pochi, ma proprio pochi conoscessero
l’esistenza, che tiro fuori a quasi 30 anni di distanza. Perché proprio oggi? Perché purtroppo
un paio di settimane fa il mio amico fraterno del quale vi ho scritto, il possessore del
registratore stereo di cui sopra, colui col quale condivisi decine di concerti, in particolare i
Nomadi e Guccini sue vere passioni, ma anche centinaia di partite di basket, nonché
padrino di mia figlia Marina, ci ha lasciati, così improvvisamente, senza nessun segnale che
potesse far prevedere questo tragico epilogo. Giampaolo Baiguerra non correrà più le sue
maratone, non tiferà più Milan, ma soprattutto lascia in noi tutti, nella moglie, nelle due
figlie un vuoto incolmabile. Amava la musica e ad imperitura memoria compare in un disco
di Edoardo Bennato, quel LIVE del 1984, dove con l’amico di sempre Stefano Bombino è
immortalato nella foto interna ai bordi del palco con la sua macchina fotografica. Mi auguro
che il Capitano, George e Voi tutti non abbiate nulla in contrario se mi permetto di dedicare
a lui questo mio piccolo omaggio.

CIAO GIAMPAOLO, DA LA’ SOPRA POTRAI DAVVERO VEDERE TANTISSIMI CONCERTI E SENTIRE TANTA BUONA MUSICA, SIAMO NOI CHE ORA SIAMO UN POCO PIU’ SOLI.
Non vorrei aggiungere altro. Scusatemi. FRANK - ONE

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